Disturbo da Gioco d’Azzardo: 3 is “better” than 1! Tre strade diverse verso la dipendenza.

È oramai evidente che il disturbo da gioco d’azzardo sia un vero e proprio problema di salute pubblica sia per quanto riguarda il contesto internazionale che per quello italiano. Le cause principali di questo fenomeno sono la continua e rapida crescita delle possibilità di gioco sul territorio e l’aumento dell’utilizzo delle forme di gioco d’azzardo online.

Recentemente con l’ingresso della patologia del Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) si rinnova la questione di una standardizzazione delle cure da rivolgersi alle persone affette dal disturbo.

Attualmente, uno dei modelli più conosciuti ed utilizzati che permette di differenziare i percorsi di cura in base alla valutazione del percorso verso lo sviluppo della dipendenza è il famoso “Pathway Model” di Blaszczynski e Nower. Secondo tale prospettiva il percorso verso il disturbo può svilupparsi in 3 modi:

  • individui che iniziando con un’attività di gioco sociale e successivamente virano con il passare del tempo verso lo sviluppo del problema, al netto di problematiche psicologiche preesistenti;
  • individui definiti vulnerabili psicologicamente, che utilizzano il gioco come mezzo per provare sollievo da problematiche personali e relazionali;
  • individui che mostrano una vera e propria propensione all’impulsività ed al rischio fin dalla giovinezza, al punto che il gioco d’azzardo è solo una delle attività in cui agiscono tale propensione.

    Questi 3 percorsi raggruppano, in tre categorie specifiche, il percorso verso il disturbo dei singoli individui, ponendo nelle mani del clinico la possibilità di sviluppare un progetto di cura coerente con il sottotipo di percorso.

Ecco alcune riflessioni a riguardo:

  • Il modello è una utile semplificazione, la cui validità è confermata da una serie di studi;
  • Il modello riconosce una categoria di giocatori non caratterizzati da precedenti problematiche affettive, emotive e psicologiche, i quali per il solo contatto ripetuto con i dispositivi e le attività di gioco, tendono a sviluppare tutti quei meccanismi psicologici, cognitivi ed emotivi tipici dei giocatori, tra cui in particolare, credenze erronee su caso e probabilità ed illusione di controllo del gioco d’azzardo.
  • Le altre due categorie riguardano giocatori che utilizzano l’azzardo per regolare i propri vissuti ed il proprio stato emotivo, caratterizzato da problematiche precedenti.

Il risultato di queste considerazioni è che il clinico possiede indicazioni per curare efficacemente i giocatori d’azzardo garantendo percorsi di cura aderenti ai percorsi personali dei singoli giocatori mentre al resto della popolazione, ed in particolare a chi decide come gestire e normare questo settore, sarà chiaro che la produzione continua di possibilità di gioco d’azzardo favorisce il rischio di svilupparne una dipendenza sia agli individui già vulnerabili, che a quelli non ancora vulnerabili.

 

Daniele Manasse 

 

BIBLIOGRAFIA 

  • Casciani O. e De Luca O. (a cura di), 2018, “Il trattamento psicologico e psicoterapeutico del Disturbo da Gioco d’Azzardo in una prospettiva multidisciplinare”, Edizioni Publiedit, Cuneo;
  • Blaszczynski A., Nower L., 2002, “A pathways model of problem and pathological gambling”, in Addiction, pp. 487-499.

 

*Note sull'autore:
Daniele Manasse è Psicologo, Psicoterapeuta specializzato in Psicoterapia Cognitivista Post-Razionalista.
Si occupa di psicoterapia individuale, intervenendo con la psicoterapia in tutte quelle situazioni in cui il disagio ed il malessere si manifestano in forma di sintomi o di problematiche esistenziali; si occupa di ricerca e di formazione sulle tematiche delle nuove dipendenze ed in particolare del disturbo da gioco d'azzardo. All'interno di Psy+ Onlus è coordinatore dell'Area Gambling, coordina e partecipa al gruppo terapeutico di giocatori d'azzardo patologici e loro familiari. 

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