Maternità migrante, tra difficoltà e strategie di sopravvivenza

Quello delle migrazioni internazionali è un fenomeno in continuo aumento e nel quale le donne ricoprono un ruolo crescente. Diventa quindi di grande importanza capire il loro ruolo sia nelle cause che nelle conseguenze della migrazione, specialmente se si osserva più da vicino una delle tappe esistenziali più impegnative per la donna dal punto di vista fisico, psichico e culturale: la maternità

Madri che lasciano i propri figli in patria per andare a lavorare “al nord del mondo”, in Europa o negli Stati Uniti; giovani spose che grazie al ricongiungimento familiare iniziano le loro vite migranti con il progetto di diventare madri nella terra dove i loro mariti si sono già stabiliti. Donne che affrontano la migrazione con figli minori, o ancora professioniste che migrano per ragioni economiche e che decidono di avere figli nella loro nuova terra d’adozione come progetto di vita.

Le difficoltà sono molte e diverse in ognuno di questi casi, giacché oltre alle incertezze e problematiche a livello individuale della nuova vita all’estero, si aggiungono tutta una serie di questioni di salute perinatale legate a gravidanza, parto, puerperio, cura del neonato, e così via.

La cura e l’educazione del bambino sono strettamente connesse alla cultura di appartenenza, e trovarsi a crescere un figlio lontano dai riferimenti culturali e dalla rete amicale e familiare di origine può causare grandi interrogativi e insicurezze.

Serve inoltre riconoscere come già all’interno di una stessa cultura esistano continue ambivalenze nelle quali districarsi, che presuppongono una ridefinizione identitaria da parte della madre, la quale deve fare i conti con un nuovo sé in divenire e al tempo stesso contribuire alla nascita e crescita del sé del proprio figlio.

In un breve studio pilota condotto con madri migranti provenienti e residenti in differenti paesi, si osservano alcune aree problematiche evidenziate dalle intervistate:

D’accordo con Yomaira, portoricana emigrata in Texas e madre di Luca, 8 mesi, le difficoltà più grandi hanno consistito nel “nuovo ruolo richiesto dalla maternità. La dipendenza della quale tutti parlano ma che nessuno conosce davvero finché non si vive in prima persona. Dover interpretare la necessità di una persona che dipende da te al 100% e le insicurezze che ne derivano perché tutto è nuovo.”

“Un’altra difficoltà è stata l’allattamento e la colpa sociale intorno al concetto di non “essere capace” di dare a tuo figlio ciò di cui ha bisogno secondo la società… [...] Capire che un neonato può alimentarsi simbolicamente di tante altre cose ed esperienze è stato un grande apprendimento”.

Per Andrea, ungherese residente a Londra e madre di Kristoff, 7 mesi, una delle complessità maggiori risiede nel gestire la routine di tutti i giorni. "Provo a organizzare una routine quotidiana, ma trovo davvero difficile bilanciare tutto. E poi il sonno, quando finalmente mi addormento si sveglia lui e a volte fino alle 3-4 del mattino.”

Come sottolineato da Alessandra, italiana emigrata in Spagna e madre di Thiago e Syria, la difficoltà più grande è stata quella “di non avere la mia famiglia qui con me, sono stata costretta a mandare molto presto all’asilo entrambi i bambini… quando i bambini stanno male e non sai come fare perché devi andare a lavorare [...] ho pensato ahhh se ci fosse stata mia madre qui! Anche se questa esperienza mi ha fatto diventare più forte e capire che una mamma può tutto”.

Questi dati preliminari possono riassumersi in due punti principali:

  • Una delle grandi difficoltà risiede nell’assenza della famiglia e della rete di supporto, rendendo necessarie una serie di strategie alternative e formali, come l’iscrizione al nido o la problematica della conciliazione tra lavoro e vita privata senza famiglia d’origine che appoggi i neo-genitori;
  • Emerge come alcuni ostacoli siano comuni a tutte le neo-madri, che non necessariamente avvertono solitudine o mancanza di rete come aspetti primari e che affrontano sfide trasversali alla provenienza e alla residenza.

Un aspetto da evidenziare pertanto è la necessaria attenzione tanto delle madri come anche e soprattutto delle madri migranti in tutto il periodo perinatale, tenendo presente che queste ultime sommano agli ostacoli comuni a tutte le mamme, anche altre dimensioni problematiche come l’accesso ai servizi, la lingua, la conoscenza del territorio e la presenza di una rete.

 

Valeria Giannuzzi

*Note sull'autrice:
Valeria Giannuzzi è Psicologa Clinica e Dottore di Ricerca in Scienze Sociali con Specializzazione in Studi Migratori. E' tra i soci fondatori di Psy+ Onlus, con la quale attualmente collabora a distanza. Vive a Londra e si occupa di integrazione dei migranti internazionali. La sua ultima ricerca con la comunità bangladese è incentrata sul progetto migratorio e le strategie di integrazione nei contesti di Roma e Londra.

**Nota: i dati delle interviste sono parte di uno studio pilota attualmente in corso condotto dall’autrice del testo. Per maggiori informazioni scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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