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Parliamo di maternità in modo sincero: rendere visibile l’invisibile

L’obiettivo di questo articolo è quello di contribuire a demitizzare la figura materna, a promuovere un pensiero fondato su dati ed esperienze reali di genitori del nostro tempo, ed aiutare quanti possano sentirsi soli nell'unicità della loro esperienza, a comprendere che le difficoltà legate al periodo perinatale sono più comuni di quanto si possa pensare.

Uno dei problemi riscontrati di frequente è, infatti, un silenzio generalizzato su molte problematiche che non vengono socializzate, “di cui nessuno parla”. Questo non significa voler “mettere in guardia” dal diventare genitori, al contrario! Una buona informazione che fornisca strumenti adeguati, è potente e utile per fare delle scelte in modo sereno, anche se spesso è davvero difficile prevedere l’imprevedibile che la vita ci riserva, specialmente le reazioni ad eventi tanto importanti come la nascita di un figlio. Possiamo identificare due categorie di difficoltà alle quali le neo mamme devono far fronte: di natura psicologica, ormonale e fisica da una parte, e di natura psicosociale ed economica dall'altra, legate alle aspettative di ruolo, all’impatto sulla carriera, al carico mentale. In questo articolo ci concentreremo sulla parte psicologica per affrontare prossimamente, con un altro articolo, quella psicosociale.

Fare spazio alla nuova identità di madre

Daniel Stern (1999) parla della sfida di creare un nuovo spazio nella mente della neo madre, che assumerà forme e proporzioni diverse a seconda del periodo e delle necessità, ma che accompagnerà la vita della donna per sempre e che cambierà radicalmente il suo modo di stare al mondo. Un concetto che può aiutare la comprensione di questo processo e’ quello di Matrescenza. Elaborato dall’antropologa Dana Raphael, si riferisce alla fase rivoluzionaria della vita che, come in adolescenza, cambia profondamente identità, ormoni, aspetto, ruoli ed emozioni. Questa transizione può risultare davvero difficile per alcune donne, e per esperienza clinica (ma non statistica), può diventare un ostacolo particolarmente duro per donne professioniste, lavoratrici, indipendenti. Con la maternità, il mondo diventa improvvisamente molto piccolo e ridotto a pochi spazi in una routine nuova e spesso snervante. Si perde l’indipendenza, anche per piccole cose prima date per scontate come una doccia o la privacy dell’andare in bagno, e questo può pesare molto quando la rete di supporto fatica a identificare e supportare certi bisogni.

In queste fasi, mentre si impara a prendersi cura del neonato e di sé allo stesso tempo, si crea quello che Stern definisce un nuovo assetto mentale, che farà guardare il mondo con occhi diversi, affinerà il sistema sensoriale, cambierà il modo di dormire, la scala dei valori, i rapporti con le persone, le scelte, i ruoli occupati nella storia familiare e molto altro ancora. 

L’emergere di problematiche, disturbi e difficoltà di vario tipo si inseriscono dunque in questo contesto, e probabilmente una buona informazione riguardo a tali processi potrebbe aiutare molte neomadri a superare i sensi di colpa e vergogna ad essi associati. La nostra società tende a focalizzare tutta l'attenzione sulla nascita del bambino, mentre ci si dimentica del titanico sforzo compiuto dalle madri, che andrebbe invece celebrato, compreso, sorretto e accompagnato.

Un breve cenno ai più comuni disturbi mentali perinatali

Tra le varie “sorprese” che una disinformazione strutturata contribuisce a negare, ci sono poi tutti i disturbi perinatali dei quali sia le madri sia i padri possono soffrire, in maniera diversa. Tra i più comuni c'è la depressione post-parto, dove tra i sintomi più diffusi troviamo: 

  • tristezza
  • incapacità di gustarsi il presente
  • un senso di distacco dal mondo
  • non sentirsi “se stessi”
  • pianto
  • senso di colpa
  • irritabilità
  • incapacità di sentire un profondo legame con il bambino

 

La depressione post-parto può presentarsi in molti modi diversi, e normalmente anche fino a un anno dalla nascita del bambino. Spesso è difficile da identificare quando ci si concentra quasi esclusivamente sul neonato, o in quanto altre emozioni ne impediscono la comprensione, come la già menzionata vergogna e il senso di colpa.

“Dovrei essere felice”, “dovrei sentirmi follemente innamorata del mio bambino”: la depressione post-parto diventa ancor più una trappola in cui le donne si sentono isolate, sole e “sbagliate”. 

Se da una parte non sentono quell’ardore e quell’amore materno socializzato nei media e nei discorsi pubblici, dall’altro non sono in grado di tornare alle attività pre-parto, alla vita precedente alla maternità, alle relazioni, al lavoro, alla vita di coppia come la si conosceva prima.

 

L’altra faccia della medaglia di questo disturbo è qualcosa di molto meno condiviso, l’ansia post-parto, che può portare a una destabilizzazione ardua da riequilibrare, specialmente considerando le difficoltà del prendersi cura di sé nei primi mesi di vita del neonato. Tra i vari sintomi possiamo identificare:

  • sentimento di preoccupazione costante
  • attivazione fisica, mentale ed emotiva sempre in stato di allerta
  • insonnia, o difficoltà a prendere sonno/ sonno interrotto
  • basse difese immunitarie
  • impazienza 
  • difficoltà a concentrarsi

 

Anche qui, il ruolo della società e del contesto in cui si vive l’esperienza della maternità sono fondamentali. In un mondo dove si premia l'attivazione costante, dove produttività diventa sinonimo di valore, la sacralità del riposo e del tempo, della pazienza e della comprensione delle emozioni non sono mai sufficientemente valorizzate. L’ansia post-parto viene facilmente minimizzata, e ancora una volta non prende in considerazione l’universo emozionale della donna che, come espresso nel paragrafo precedente, si trova immersa in una rivoluzione profonda che tocca tutti gli aspetti della sua vita, e può comprensibilmente reagire in modo ansiogeno non avendo chiare prospettive, non sapendo come comportarsi, non sentendosi sufficientemente supportata nel suo nuovo ruolo.

I disturbi mentali non sono mai slegati dal contesto di appartenenza della persona. Se pensiamo ad esempio alle conseguenze della pandemia sulla salute mentale (come raccontato in un precedente articolo), gli effetti dell’isolamento prolungato, la mancanza di socializzazione, la paura dell’altro e del contagio, possiamo immaginare quanto tale panorama favorisca l’emergere di reazioni ansiogene, che non solo sono comprensibili, ma anche funzionali, in quanto richiedono un livello di attivazione maggiore in risposta a un ambiente potenzialmente minaccioso, un nemico sconosciuto, un percorso ignoto davanti a sé, tanto per le donne che per i loro figli, che vanno protetti ad ogni costo. L’equilibrio tra la paura e la fiducia, tra l’attivazione e il riposo, è un delicato ingranaggio in costante mutamento che può facilmente oscillare da una parte o dall’altra, creando così problematiche più rilevanti. 

A seconda dell'intensità dei sintomi e della loro persistenza, rivolgersi a uno specialista può fare la differenza, ma molto altro può contribuire a ristabilire il benessere.  Socializzare le difficoltà ad esempio, può aiutare enormemente, possibilmente con altre neo-madri in una situazione simile, condividendo ansie, problemi e soluzioni per sopportare e superare i momenti più faticosi. Psicoterapie o trattamenti focalizzati, e in alcuni casi accompagnati da una terapia farmacologica, possono svolgere un valido supporto nei periodi più critici, ma è da incoraggiare la ricerca di soluzioni personalizzate, cose che funzionano per la specifica persona, in uno specifico momento della sua vita.

E’ importante in queste fasi cercare di trovare nuovi equilibri, con la consapevolezza che saranno precari e che avranno bisogno di aggiustamenti lungo il cammino, soprattutto nei primi anni di vita del bambino. Non c’è, insomma, una soluzione definitiva, ma esserne coscienti può fare la differenza per navigare le onde più impetuose in modo più sereno, sapendo che ci saranno momenti di calma e di tempesta, e che con il giusto supporto e prendendosi cura di sé, si potranno affrontare al meglio.



Valeria Giannuzzi

 

Raphael Dana (1975). Matrescence, Becoming a Mother, A “New/Old” Rite de Passage

Stern Daniel, Brushweiler-Stern Nadia e Freeland Alison (1999). Nascita di una madre. Come l’esperienza della maternità cambia una donna.

The Hug Support Group CIC, (2021). “The Hug Parent Guide for Barking & Dagenham (and surroundings)” - sarà presto disponibile online su www.thehugsupportgroup.com 

 

*Note sull'autrice: Valeria Giannuzzi è Psicologa Clinica e Dottore di Ricerca in Scienze Sociali con Specializzazione in Studi Migratori. E' tra i soci fondatori di PsyPlus Onlus, con la quale attualmente collabora a distanza. Fondatrice e direttrice di The Hug Support Group, si occupa attualmente della salute mentale e del supporto alla genitorialità delle famiglie nel quartiere multietnico di Barking, Londra.

 

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